Acidosi e perdita di massa muscolare

Ma l’alimentazione troppo acida può compromettere anche i nostri amati muscoli,
costruiti magari con anni di sacrifici e privazioni.
Questo perché l’acidosi accelera la perdita della glutammina, che può inficiare le
prestazioni in allenamento con un’ampia varietà di meccanismi. Più acido è espulso con l’urina e più la massa muscolare perde glutammina.
Alla lunga questo processo depaupera il vostro patrimonio di massa muscolare e può
compromettere le performance sportive.
Non a caso una delle conseguenze più gravi dell’invecchiamento è la sarcopenia, che
è un termine coniato nel 1988 da Irwin Rosenberg dell’Università di Boston per
definire la perdita di massa e funzione muscolare con l’età.
Il muscolo è uno dei più importanti consumatori d’energia dell’organismo, non solo
perché rappresenta il 40% circa del peso corporeo ma anche per la capacità di
incremento del metabolismo.
Però a partire da un’età intorno ai 40/45 anni e con un incremento via via più alto,
perde la capacità di produrre e consumare energia agli stessi livelli di prima; questa
situazione è, sicuramente, il più importante fattore di accumulo di grasso corporeo in
eccesso.
Senza contare gli effetti negativi anche sulla mobilità e sulla funzione
respiratoria; in pratica sulle capacità del soggetto anziano di gestire una vita
indipendente.
Questo è il perché ognuno di noi è destinato a perdere circa il 40% della sua massa
muscolare (la diminuzione è più evidente nei maschi che nelle femmine) con il
passaggio dell’età da 20 a 80 anni.
Per esempio, tutto questo porta a far sì che il 40% delle donne tra i 55-64, il 45% tra i
65-74 e il 65% tra i 75-84 anni non sia più in grado di sollevare un peso di 4-5 kg.
L’acidosi depaupera il patrimonio di massa muscolare, che perde così parte
della sua capacità di produrre e consumare energia. Questo costituisce il più
importante fattore di accumulo di grasso corporeo in eccesso.
Per evitare tutto questo sfacelo, occorre alimentarsi con un maggior equilibrio acidobase,
e assumere cibi e acqua alcalini ,e magari degli integratori di glutammina, in
modo da incrementare l’ormone della crescita e limitare quindi questa “aminorragia”
che porta al decadimento fisico, come del resto è stato sperimentato in malati cronici.
Inoltre, come l’alanina, la glutammina può essere convertita in glucosio nel fegato e
può fornire una fonte supplementare di carboidrati durante un allenamento strenuo.
Quindi, livelli bassi di glutammina nel sangue sono un sintomo di overtraining ed
aumentano la probabilità di infezioni e di malattie respiratorie.
La maggior parte degli atleti di mezzofondo e fondo (800-1.500 m, 5.000-10.000
m) consuma soprattutto cibi come pasta, pane e riso (“perché sono la benzina
dei muscoli” loro dicono e infatti hanno ragione: li brucia !), tutti cibi acidi, che
compromettono seriamente le loro riserve della glutammina.
Del resto i maratoneti, obiettivamente, non sembrano esattamente l’emblema
della salute, letteralmente corrosi dagli acidi, magrissimi e emaciati, senza
l’ombra di muscoli tonici.
di Claudio Tozzi
(Autore del bestseller “La Scienza del Natural Body Building – metodo BIIO”)

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